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stemma Angera
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CAP: 21027
Prefisso: 0332
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Ispra

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Il paese è formato dal territorio di due antichi villaggi, lspra e Barza, che ebbero in passato vita indipendente e solo nel 1927 furono riuniti in un'unica comunità amministrativa.
Il paesaggio è modulato dal Lago Maggiore sul quale lspra si affaccia con uno sviluppo molto esteso di costa. Una ripida collina, articolata nei due rilievi del Monte del Prete e del Monte dei Nassi, si inoltra a promontorio nel Verbano, delimitando piccole insenature, con pendii rocciosi segnati dalle tracce di antiche fornaci da calce.
Proprio alla natura rocciosa di questo paesaggio si deve, secondo Gaudenzio Merula, l'origine del nome del paese: Hisprum quasi asperum ob saxorum difficultates.

Nel capoluogo di lspra si trovano il nucleo più antico e il centro storico. Il tessuto urbano del paese però si è oramai esteso fino a comprendere, quasi senza soluzioni di continuità, le diverse località che costituivano nei passato nuclei abitati distinti come quelli delle Case Nuove, del Borghetto e delle Cascine. Mantengono ancora una loro precisa fisionomia le frazione di Barza e di Quassa, con la villa, le cascine e le case del Monzeglio.
Ispra è un comune di 4.673 abitanti, nonostante sia un modesto centro turistico, è sede del grande Centro Comune di Ricerca (CCR). Le strutture del grande complesso del CCR coprono una vasta zona, tra la ferrovia e il confine con Brebbia e Cadrezzate, che comprende tutto il territorio della antica frazione di Monteggia.
Questo territorio fu abitato fino da tempi antichissimi. Alcuni ritrovamenti recenti di manufatti di selce, sulla sponda del lago, in località Lavorascio, fanno pensare a remote età preistoriche. Nella torbiera che si estendeva sotto il colle di Barza, tra Quassa e Angera, fu trovata nel secolo scorso la bella piroga preistorica che oggi è conservata nel Museo dell'isola Bella. Se l'età del bronzo, con la civiltà delle palafitte, è ben documentata nelle immediate vicinanze, sulle sponde del lago di Cadrezzate, in lspra si sono scoperte tracce consistenti ed inequivocabili che testimoniano della presenza stabile di popolazioni dell'età del ferro, riconducibili alla cosiddetta cultura di Golasecca. Una tomba con un notevole corredo di ceramica è stata messa in luce nel 1971, mentre altri frammenti di ceramica domestica, provenienti in gran numero dal Monte del Prete, hanno successivamente confermato il quadro di un centro che fu sicuramente abitato in quel periodo. Anche in età romana ci fu una sicura presenza umana. Ne sono testimonianza alcuni bei monumenti che si conservano ancora in paese: are, urne di serizzo e lapidi con iscrizioni latine si trovano nel parco e nella villa Sagramoso-Brivio, nella torre medievale dì Barza e nell'ingresso del parco di Quassa.

Il più antico documento che cita il nome del paese è una pergamena dell'anno 826, che si trova oggi nell'Archivio di Stato di Milano. Da allora molti documenti riferiscono della vita di un abitato di ampiezza non trascurabile. Molte delle memorie sopravvissute, relativamente al medioevo, riguardano la vita religiosa.
Sappiamo che nel XIII secolo il paese poteva contare ben sette tra Chiese e Cappelle, mentre i nobili di lspra sono ricordati tra coloro che maggiormente concorsero all'edificazione del vicino Eremo di Santa Caterina del Sasso, verso il quale il paese conservò sempre particolare devozione.
Lungo il piccolo fiume Quassera, nella pianura verso Angera, si combatté nel 1276, anche con la presenza di forti milizie straniere, la cruenta battaglia tra i Torriani e i sostenitori all'Arcivescovo Ottone Visconti per il dominio dello Stato di Milano. Una superstite testimonianza delle vicende civili e militari di quei tempi si trova nei ruderi del Castello di San Cristoforo sulla cima del Monte del Prete (il colle principale) che sovrasta il nucleo più antico del centro abitato e che già nel XVI secolo aveva perso le sue funzioni difensive.
Nell'età moderna il villaggio segui il destino delle terre circostanti. Visse la vita modesta dei piccoli paesi di questa zona e fu per lungo tempo infeudato alla famiglia Borromeo. Nel 1636 subì il saccheggio che le truppe francesi, dopo la battaglia di Tornavento, portarono in questa pieve.
Ispra fu per molto tempo terra di confine sul lago che divide la Lombardia dal Piemonte e fu sede di stazione doganale nel periodo della dominazione austriaca. Fu teatro, nel Risorgimento, di episodi patriottici minori ed alcuni dei suoi abitanti si segnalarono per la partecipazione alle vicende militari. I suoi abitanti erano sempre vissuti dei frutti di una agricoltura non ricca, integrati da qualche abilità artigianale e da limitate attività di pesca. Non mancavano i vigneti che nel secolo scorso caratterizzavano le colline di questi paesi. Lungo il fiume Acquanera prosperavano i mulini.
Nella seconda metà dell'Ottocento e nei primi anni di questo secolo si impose drammaticamente il fenomeno dell'emigrazione verso la Francia e le Americhe. Si affermò maggiormente in quel periodo la particolare industria per la produzione della calce ricavata dal calcare strappato ai fianchi delle colline e lavorata nelle molte fornaci esistenti. Nel 1882 venne inaugurata la stazione della ferrovia Novara-Pino, che offrì nuove opportunità allo sviluppo del paese.