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Val Veddasca

La Val Veddasca occupa la parte più settentrionale della provincia di Varese e si presenta ancor oggi come una valle solitaria e selvaggia, dove notevoli sono le testimonianze della cultura rurale prealpina. La storia degli insediamenti umani nella valle è molto antica, dimostrata dal ritrovamento di graffiti preistorici.
Interamente solcata dal torrente Giona, che dal monte Tamaro scende verso il lago Maggiore, non presenta vie di comunicazione tra i due versanti.
Il versante alla destra orografica del torrente Giona presenta numerosi, piccoli paesi tenuti in vita dalla tortuosa strada che da Maccagno conduce a Indemini, in territorio Elvetico: Veddo, Garabiolo, Cadero, Graglio, Armio, Lozzo, Biegno.
Veddo, che ha dato il nome alla valle, e Garabiolo sono oggi frazioni del comune di Maccagno, mentre Cadero, Graglio, Armio (sede comunale), Lozzo e Biegno hanno dato vita al Comune di Veddasca.

Sull'altro versante, invece, l'abbandono è molto più pronunciato e l'unico paese che è riuscito a mantenersi vitale è Curiglia, raggiungibile dall'unica strada proveniente da Dumenza. Un caso simbolo è Monteviasco collegato a Piero da una lunga mulattiera scalinata e solo dal 1985 da una funivia che dovrebbe strapparlo al suo isolamento.

Anche Piero, un tempo famoso per il suoi mulini in pietra, è oggi in semiabbandono ed è abitato da una comunità agricola che produce prodotti biologici (soprattutto apicoltura e vivaistica).
Oltre alla rigogliosa vegetazione, altro elemento caratteristico della vallata sono le sue case, addossate le une alle altre e realizzate interamente in pietra. Di pietra sono le mura, di pietra i tetti, di pietra i portali e i davanzali delle finestre. Di pietra sono le fontane e i lavatoi, di pietra gli acciotolati e i sagrati delle chiese. Il legno è utilizzato unicamente nei balconi, scuri, quasi bruciati dal tempo e dal sole. Sono paesi che spesso sono rimasti isolati per le pessime vie di comunicazione e dove l'unica strada sicura e percorribile era rappresentata dalle antiche mulattiere.

Di particolare interesse è il passo della Forcora (m 1179), punto di partenza per escursioni sui monti circostanti e dove, in inverno si può praticare lo sci alpino e lo sci di fondo.
Dal passo della Forcora, una mulattiera scende anche alla riva orientale del lago Delio che alimenta la sottostante centrale idroelettrica di Ronco Valgrande.
Tutte le chiese dei cinque nuclei abitati conservano torri campanarie di origine romanica. Da segnalare, lungo la strada che conduce al Passo della Forcora, fuori Campagnano, la chiesa di San Martino dal cui sagrato si gode un vasto panorama sul lago Maggiore; a Graglio, celato dal bosco che lo circonda, il santuario della Madonna di Penedegra, in origine.dedicato a S. Giuseppe ma rinominato dalla devozione popolare, con un lungo porticato anteriore e uno strano tiburio circolare.